Un velo di sobrietà.
Uno sguardo filosofico sulla vita pubblica e privata degli italiani

il Saggiatore
240 pagine
16 euro

Nel novembre 2011, dopo un anno tormentato per l’Italia e per il mondo, Silvio Berlusconi cedeva la leadership politica a Mario Monti, nuovo capo del governo. Una svolta, nel bene e nel male. È stato allora che negli atteggiamenti pubblici e privati degli italiani si è imposta una nuova sobrietà, in opposizione alla consolidata barbarie. In Un velo di sobrietà, Pier Aldo Rovatti rielabora gli editoriali scritti per “Il Piccolo” di Trieste, più di sessanta “scene” suddivise in quattro sezioni tematiche: “La cattiva politica e quella buona”, “Capitale umano”, “Dentro la vita quotidiana”, “Quale cultura”. Con l’arma affilata della critica filosofica, Rovatti commenta gli eventi che dal maggio 2011 all’ottobre 2012 hanno segnato la realtà italiana e non solo. Dalla vittoria elettorale di Giuliano Pisapia a Milano alla spending review, al rigore dei ministri-professori; dal caso Lusi al neopopulismo di Beppe Grillo. E ancora, il naufragio della Costa Concordia; il corteo degli indignati a Roma nel 2011, sfociato in guerriglia urbana; i terremoti geologici e quelli finanziari; il limbo dell’università riformata; la medicalizzazione come modello diffuso; le nuove sfide della genitorialità; l’immagine femminile a lungo mercificata e svilita. Affrontando temi come questi, Rovatti promuove un uso non disciplinare della filosofi a, che si concretizza in una pratica di lettura e scrittura per frammenti, a creare pause di riflessione nel flusso concitato della cronaca. E, seguendo la bussola di un’etica minima – «una soglia sotto la quale non è tollerabile scendere» –, lascia emergere il profondo disagio intellettuale e materiale che nel nostro paese ha investito la classe politica, il mondo della cultura, i giovani e la vita quotidiana. Un declino che il fragile velo di sobrietà non è riuscito a celare.
 

Quel poco di verità.
Una lezione su Michel Foucault

mimesis edizioni
66 pagine (con DVD)
16 euro

Tra il 1982 e il 1984, nei suoi ultimi corsi al Collège de France, Michel Foucault mette sotto il fuoco dell’analisi la nozione di parresia, il “parlar franco”, il “dire il vero” di fronte al potere, come una modalità differente di praticare la verità. Si tratta infatti di un esercitarsi alla verità legato a un particolare stile di vita e a una concezione non intellettualistica della filosofia. Esaminando le pratiche discorsive del cinismo antico, Foucault dipinge uno straordinario affresco filosofico e va alla ricerca di quelle risorse che ci possono offrire delle chiavi di lettura per comprendere il nesso tra il potere, il sapere e la verità che segna il nostro presente. Pier Aldo Rovatti, uno dei più attenti interpreti del pensiero di Foucault, ci porta al cuore dell’ultimo pensiero del filosofo francese, mostrando quali interrogativi lo avessero condotto a studiare la pratica della parresia e facendo emergere la decisiva posta in gioco politica della ricerca foucaultiana, ossia il rilancio dell’interrogazione sul rapporto tra vita e verità.

One Response to Due libri di Rovatti

  1. Carlo Bruschi says:

    Sono uno scienziato genetista in pensione, ex-Senior Scientist del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotechnologia dell’ AREA Science Park di Trieste. Non ho una cultura filosofica formale che vada al di là di quella liceale, ma mi sono sempre interessato di epistemologia nei settori scientifici del mio campo.
    Poichè le parole sono pietre, vorrei commentare brevemente solo i titoli di tre libri del Prof. Rovatti: l’e-book “In virus veritas”, “Il pensiero debole” e “Un velo di sobrietà”.
    Per il primo, mi pare molto cultural-chic l’idea di non usare correttamente il dativo di virus nel titolo, per permettere paternalisticamente alla classe operaia andata in paradiso, ma sempre ignorante, di non confondere il libro con qualcosa che non ha a che fare con il vino, con il quale l’ex-brutte, sporche e cattive masse hanno comunque sempre un rapporto gucciniano.
    Per il secondo, lo ritengo un’originale ma tutto sommato scontata idea di trovare qualcosa di trasgressivo per avere successo, dato che il coming out del co-autore, per sua stessa ammissione, aveva funzionato così bene per la sua carriera. Mortificando la tanto decantata onestà intellettuale che dovrebbe premiare la meritocrazia, propongo sia una teoria antesignana e distorta del relativismo di Ratzinger. Riguardo al terzo, penso che il libro dovrebbe essere ritirato, analogamente a quanto fatto impassibilmente dal compagno Speranza sulla COVID-19, se si vuole veramente la verità con i fatti e non solo a parole. Al suo posto, per chiedere venia agli italiani vittime di un vergognoso golpe bianco che ha stravolto la storia d’Italia degli ultimi 30 anni, metterei “Il Sistema” di Sallusti.

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