Dalla premessa di Pier Aldo Rovatti al n. 367/2015 “Con Nietzsche”.

In un intervento del 1996 (che il lettore ritrova qui nella rubrica “Materiali”), Gianni Vattimo faceva il punto sulla ricezione di Nietzsche constatando la fine di una fase “politica”, cominciata negli anni sessanta, e l’avvenuto ingresso in una fase che lui definiva “estetica”, attribuendo a questo termine un senso ampio, culturale, non disciplinare. Una messa a punto, comunque, non così rassicurante per le sorti del pensiero di Nietzsche, dalla quale emergono dubbi sull’intonazione derridiana del dibattito di allora, indicazioni pensose sull’attualità dell’interpretazione data da Bataille, e infine l’auspicio che il capitolo Heidegger non venga archiviato e se ne riconosca una portata “politica” ancora da valorizzare.

Abbiamo ritenuto che questo testo possa funzionare come un sintomo del processo che oggi, 2015, ha condotto la ricezione di Nietzsche molto al di là di quelle previsioni ancora venate da qualche potenziale ottimismo: più che una ricezione intelligente, la situazione attuale assomiglia a un congedo da un pensiero considerato ormai fuori tempo. Naturalmente basta una rapida ricerca su Internet per verificare che su Nietzsche si scrivono ancora nel mondo migliaia e migliaia di pagine: tuttavia, Nietzsche è ormai diventato un semplice oggetto di studi, per quanto puntuali o approfonditi essi possano risultare. Nietzsche accademizzato sembra quasi una battuta o un’ironia storica, eppure di fatto Nietzsche è stato generalmente derubricato ad autore da biblioteca o da corso universitario, neanche più da simposi internazionali. Perciò il titolo che abbiamo dato alla presente raccolta di interventi e proposte di rilettura, “Con Nietzsche”, è quanto di più inattuale rispetto al trend dominante.

Chi vuole attualmente schierarsi “con” Nietzsche? Siamo realistici: quasi nessuno, forse qualcuno, pochissimi. D’accordo sullo studiare, magari filologicamente, le opere di Nietzsche, ma mettersi dalla sua parte! Che significa: pensare in sintonia con lui, praticare le sue idee, ricavarne impulsi per orientare il nostro agire non solo intellettuale. E che di conseguenza significa: abbattere i pregiudizi e gli schemi prefissati, che nel suo caso sono tanti e non appartengono solo al lato del discredito ma anche a quello di un credito troppo affrettato.

Questo gioco tra discredito e credito eccessivi è molto importante poiché l’uno e l’altro si sono storicamente dati il cambio e condizionati a vicenda in una dialettica assai poco virtuosa. Dunque, se oggi volessimo pensare “con” Nietzsche, o tentassimo di farlo, dovremmo sgombrare il campo non solo dagli interdetti, spesso radicali, che lo occupano e che hanno ridotto Nietzsche al paradosso di un cane morto che tuttavia seguita a ringhiare pericolosamente, ma dovremmo anche liberarci dagli effetti perversi di una dialettica culturale che ci vorrebbe schierati in una maniera sempre pregiudiziale.

Schierarsi con Nietzsche non vuole più dire prendere partito per lui, bensì – al contrario – liberarlo e liberarci da tutte le prese di partito, comprese quelle che si alimentano di una semplice empatia emotiva. La storia di “aut aut” – innervata (nella misura delle nostre forze assai limitate) da un pensiero critico che dovrebbe trasformarsi in coraggio filosofico – può forse legittimare la mossa che tentiamo di fare e che in fondo chiederebbe qualcosa di simile a un azzeramento. Con Nietzsche = senza più incollarvi alcuna etichetta, né distruttiva né edificante. Operazione quasi impossibile, ma sembra arrivato il momento di tentarla se vogliamo districarci dalla melassa del benpensantismo che da ogni parte si incolla alle nostre menti e ai nostri corpi. D’altronde, è facile accorgersi che questo invito ci arriva proprio da Nietzsche e che il suo pensiero si attaglia molto bene a un esperimento critico che sta diventando per noi ogni giorno più vitale.

Non è più il momento di addomesticare Nietzsche modellando una filosofia che sia adatta a presentarlo come un pensatore equilibrato e maneggiabile, che passa attraverso fasi ben definibili, che approda a nozioni per lui (e per noi) fondamentali come “eterno ritorno” e “volontà di potenza”, destinate alla nostra sagacia interpretativa, o come “nichilismo”, che funzionerebbe quasi come un abbrivio della contemporaneità e dei suoi problemi. Se, infatti, non cambiamo passo, rischiamo ogni volta di ridurre il pensiero di Nietzsche alla storia e alla pratica teorica delle sue ricezioni (reazionarie o progressiste), creando, assieme alle invocate prossimità, una quantità di distanze e di alibi: come se tendessimo ad allontanarci proprio dal suo testo, dalle sue contraddizioni e dai suoi paradossi, e fabbricassimo tanti Nietzsche prêt-à-porter quanti sono gli alibi culturali che risultano via via comodi o accomodanti.

Il tentativo di smontare le varie ideologie nietzschiane rivolgendosi alla biografia, cioè attribuendo alla dimensione biografica un ruolo operativamente filosofico, ha prodotto sicuramente dei risultati che vanno nella direzione che sto indicando, ma a propria volta corre il rischio di allontanare Nietzsche facendone un “ecce homo” che viaggia, per conto suo, sopra e sotto le righe, un caso singolare, eccezionale, inimitabile, al limite della follia, e infine qualcuno che esalta la propria malattia come premessa di una vera salute. Un uomo sorprendente, geniale, bizzarro, degno del massimo interesse, ma terribilmente lontano, estraneo alle nostre domesticità.

Dire “con Nietzsche” significa additare un problema tutt’altro che addomesticabile: ci sposta sul versante meno attraversato, sempre che sia possibile l’attraversamento di un territorio pieno di buche, di trappole, e anche di finte e di trucchi. Per noi di “aut aut” sarebbe già un risultato positivo l’aver contribuito ad avvistare questo territorio e a considerare opportuno il disporsi in questo atteggiamento nei confronti di Nietzsche, senza mappe già chiaramente disegnate. Come il lettore potrà constatare, se l’obiettivo può sembrare pretenzioso (o anche velleitario) nelle sue dimensioni generali, le tattiche per cercare di realizzarlo si articolano attraverso operazioni culturali pazienti e concretamente localizzate.

Il “con Nietzsche” viene così articolandosi in una serie di approssimazioni nelle quali il “con”, il nostro stare dalla parte del suo pensiero, si declina attraverso accoppiamenti possibili che hanno come scopo quello di indicare percorsi significativi per l’attualità. In che modo, per esempio, Michel Foucault si schiera con la genealogia di Nietzsche al punto di considerarla uno spartiacque decisivo per le pratiche filosofiche? Dove potrebbe condurci la parentela filosofica tra Georges Bataille e Nietzsche e cosa può significare per noi oggi l’esperienza del “nulla” verso la quale veniamo così sospinti? O ancora – altro esempio – qual è l’effetto di pensiero che possiamo ricavare se leggiamo Walter Benjamin con Nietzsche a proposito della discontinuità della storia e dell’esigenza di una politica della memoria e dell’oblio?

Ma anche Cartesio e Darwin vengono qui convocati, insieme a Deleuze e allo stesso Derrida, come cartelli indicatori di piste nuove o di percorsi che pensiamo di esserci lasciati alle spalle, dimenticati o fraintesi. E inoltre, accanto ai personaggi della filosofia e del pensiero, vengono convocati qui alcune questioni, come quella della “democrazia” o quella della “follia”, rispetto alle quali potremmo pensare che il capitolo Nietzsche sia già stato chiuso, mentre, probabilmente, non è stato ancora davvero aperto nelle sue implicazioni con la nostra attualità.

Quello che, in conclusione, abbiamo cercato di allestire è una prima e parziale ricognizione, da integrare e completare, che potrebbe portarci nel cuore della questione che vorremmo riaprire – appunto: cosa vuol dire “stare” con Nietzsche oggi – nel momento in cui Nietzsche viene, per così dire, “oscurato” dal pensiero contemporaneo, cancellato o irrisoriamente monumentalizzato in un episodio del passato.

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2 Responses to Perché un numero su Nietzsche

  1. Da tempo schierato con Nietzsche!
    sarebbe bello collaborare

    ciao

  2. Verona Emanuele says:

    Stare con Nietzsche perche’ stare con lui o con altri, sono uomini di pensiero un pensiero che hanno vissuto sofferto in momenti di non facile prosecuzione stare o no stare con un uomo di pensiero cosa puo’ significare se non quello che ci ha lasciato nell’indiscutibile verita di’ un esistere attraverso il loro pensiero.

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