Il postumano fa subito venire in mente scenari fantascientifici popolati da cyborg e da nuove tecnologie che vorrebbero far uscire l’uomo da una condizione segnata da caducità, finitezza e fragilità. Ma non è questo l’ambito di discussione che abbiamo cercato di sviluppare.

La nozione di postumano che ci interessa rimanda alla possibilità di togliere l’uomo dalla presunta posizione centrale e dominante che occupa sul pianeta. Da unico custode della casa dell’essere, lo colloca sullo stesso piano degli altri viventi e degli oggetti inanimati.

Il primo passo va in direzione di un posizionamento radicale dell’umano entro la dimensione dell’animalità: si tratta di negare la possibilità che vengano offerte spiegazioni non naturalistiche della storia umana e dei significati che all’interno di questa vengono prodotti, leggere la storia umana come storia naturale, che comincia ancor prima del Paleolitico, e che si srotola come processo mai concluso di ominizzazione, fino alla possibilità di una prossima (seppur lontanissima) mutazione di specie – o perlomeno di una uscita dall’orizzonte neolitico nel quale siamo ancora immersi (dominio maschile, esito bellico e militare dei conflitti intraspecifici, dieta carnea, relazioni apotropaiche con i defunti, culto di divinità e/o di potenze extracorporee).

Un secondo passo consisterebbe nel pensare all’animale come vero e proprio simile, come compagno di strada, come coabitatore del mondo. Non per ecologismo né per amore o compassione verso tutti gli esseri senzienti. È la presa di coscienza della propria animalità ciò che dovrebbe spingere l’uomo a intrattenere un diverso rapporto con l’animale, decostruendo il modo in cui la tradizione ha pensato la dicotomia animale/uomo.

L’ultimo passo, infine, sarebbe quello in virtù del quale la nozione di “postumano” indica la possibilità di un’accoglienza ospitale dell’artefatto, del cosale, dell’oggettuale, che vede gli oggetti come parte integrante del nostro universo non solo cognitivo ma anche affettivo ed emotivo. Da qui la possibilità di ripensare il sociale come ambiente in cui umani e artefatti (e, ovviamente, animali) interagiscono formando vari livelli di realtà.

[citazioni dalla premessa al fascicolo n. 361 La condizione postumana. Le immagini sono di due opere di Daniel Lee: Origin e Manimals II]

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One Response to Perché un fascicolo sul postumano

  1. Verona Emanuele says:

    Inquietante l’uomo e il suo essere trasportato attraverso la scienza la tecnologia certo una nuova parola bisogna pur trovarla a questo nuovo imbarazzo scientifico dove il limite e’ sempre aperto tanto fantastico come pieno d’euforia alla magica parola tutto e’ possibile saremo connessi con la parte del mondo dove ancora non sappiamo come muoverci gia’ alle cose in qui atteniamo giorno per giorno se non quel sapere unico che fa la differenza dalle idee che si partoriscono ogni giorno che passa

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